“E quindi siamo noi i fabbricatori del tempo?
(Il ponte vermiglio, Capitolo 11: Il tessuto del tempo)
In un certo senso… È proprio l’emozione che tu provi rispetto al tempo e al fluire degli eventi, alla memoria che ti lega al passato e all’anticipazione per il futuro che fa nascere il concetto di tempo.”
A volte la realtà fa una piega imprevista, come se si scucisse lungo le cuciture del tempo. Un simbolo ritorna con insistenza, un incontro ti precede di qualche passo, un sogno ti rivela qualcosa che ancora non hai osato pensare…
La coincidenza che parla
È successo a tutti, almeno una volta: pensare a qualcuno che non sentiamo da anni, e ricevere un suo messaggio poco dopo. O, ancora più incredibile, incontrarlo per caso lontano da casa, in un luogo inaspettato.
Sognare un posto sconosciuto e ritrovarsi lì, settimane dopo, senza averlo pianificato.
Sentire una frase, colta per caso, che risponde esattamente a una domanda che non avevamo ancora avuto il coraggio di formulare.
Non è magia. Non è illusione.
È un accadimento interiore – un pensiero, un sogno, un’emozione – che si intreccia misteriosamente con un evento esterno, senza alcun legame causale apparente, ma con un significato profondo e personale per chi lo sperimenta.
Carl Gustav Jung ha definito questa esperienza come sincronicità: una “coincidenza temporale di due o più eventi non collegati causalmente fra loro, che hanno però un significato simile o identico” (Jung, 1952). È un fenomeno che sfida la logica lineare e il principio di causalità, fondamento del pensiero scientifico moderno, e si colloca piuttosto in quella zona liminale in cui l’inconscio individuale si apre all’inconscio collettivo, come se la psiche fosse in dialogo con l’Universo stesso.
L’inconscio collettivo, concetto cardine della psicologia junghiana, è una dimensione psichica condivisa che ospita gli archetipi: immagini primordiali e universali che emergono nei sogni, nei miti e nelle esperienze spirituali di tutte le culture. Secondo Jung, è proprio da questo livello profondo della psiche che scaturisce il significato delle coincidenze sincroniche: esse non provengono dall’io razionale, ma da una realtà più ampia che ci include. La sincronicità diventa così il linguaggio attraverso cui l’inconscio collettivo si rende visibile nel mondo fenomenico, un modo in cui la psiche si riflette negli eventi e ci orienta verso un significato più grande (Jung, The Archetypes and the Collective Unconscious, 1954).
Cosa dicono le neuroscienze a riguardo?
Percezione come inferenza: il cervello che predice
Secondo le neuroscienze contemporanee, il nostro cervello non è un semplice recettore passivo della realtà, ma un abile simulatore. Non vediamo il mondo così com’è, ma come crediamo che sia.
Anil Seth e Karl Friston, tra i principali teorici della percezione predittiva, propongono un’idea radicale: la coscienza nasce da un flusso continuo di ipotesi che il cervello formula sul mondo esterno e su sé stesso, aggiornandole in tempo reale in base agli input sensoriali.
In questo modello, la percezione è inferenza: una negoziazione silenziosa tra ciò che ci aspettiamo e ciò che effettivamente accade. Il cervello costruisce una “realtà” che sia la più plausibile possibile, dato il suo stato interno e i segnali in arrivo.
Questo significa che anche elementi profondamente interiori — emozioni, ricordi latenti, desideri o paure — possono influenzare ciò che percepiamo all’esterno. Il cervello, in cerca di coerenza, tende a proiettare queste strutture interne sul mondo, riconoscendo significati dove apparentemente non ci sono.
Si tratta di una forma di coerenza simbolica: un allineamento tra ciò che accade fuori e ciò che vibra dentro. È in questa intersezione che possono nascere le esperienze sincroniche, quando la realtà sembra rispondere a qualcosa che non abbiamo ancora detto.
Ma è plausibile che il cervello, operando sotto la soglia della coscienza, elabori previsioni basate su segnali o informazioni “quasi impercettibili”, anticipando eventi che a livello conscio non abbiamo ancora formulato?
Oppure il meccanismo predittivo, per quanto sofisticato, non è sufficiente a spiegare quelle coincidenze che appaiono esterne alla nostra volontà, ma che sembrano entrare in risonanza profonda con il nostro stato interiore?

Sincronicità, Risonanza e Attrazione
Se spostiamo lo sguardo oltre le neuroscienze, alcune visioni metafisiche ci offrono una prospettiva ancora più ampia. Secondo il pensiero di Abraham-Hicks, ciò che viviamo non è soltanto una risposta agli stimoli esterni, ma il riflesso diretto della nostra “vibrazione dominante”: una frequenza interiore che attrae eventi in linea con ciò che siamo e sentiamo in profondità.
In questo quadro, siamo noi ad attirare — spesso inconsapevolmente — le esperienze che pensiamo, immaginiamo o desideriamo. Gli eventi si formano prima dentro di noi, come stati vibrazionali, e solo dopo si manifestano nel mondo fisico. La sincronicità, allora, diventa una conferma di allineamento: è il momento in cui ciò che vibra dentro trova eco fuori, e il mondo ci risponde con precisione sorprendente.
Il cervello, in questo contesto, non è soltanto un organo di sintesi percettiva, ma un veicolo vibrazionale: traduce stati interiori in configurazioni esterne, fungendo da ponte tra psiche e realtà. E così, anche la sua relazione con il tempo cambia. Non opera più secondo una sequenza lineare causa-effetto, ma si muove tra anticipazioni, risonanze e possibilità. È come se, in certi istanti, potesse percepire prima ciò che sta per accadere, riconoscendo nel presente i segnali sottili di un futuro già in formazione.
Una nota finale(cauta) sul mondo quantico
Molti associano la sincronicità al fenomeno dell’entanglement quantistico, in cui due particelle, una volta entrate in relazione, continuano a influenzarsi reciprocamente anche a grande distanza, senza che tra loro vi sia una comunicazione apparente. È un’immagine suggestiva, spesso richiamata per spiegare connessioni profonde tra esseri umani — come accade anche nel mio romanzo Il ponte vermiglio (capitolo 8!) — ma, applicata alla coscienza, resta per ora priva di un fondamento scientifico solido.
Eppure, come metafora, conserva una forza eloquente. Forse tra persone ed emozioni, una volta creata una connessione profonda, resta una risonanza sottile che può riaffiorare nel tempo e nello spazio, quando meno ce lo aspettiamo.
D’altronde, anche noi siamo fatti di quanti. Forse, in modi che ancora stiamo cominciando a intuire, anche la coscienza è parte di quel misterioso tessuto che connette ogni cosa.
La fisica moderna ci ricorda che non siamo separati dalla realtà subatomica, ne siamo parte integrante. E allora forse non è così assurdo immaginare che certe risonanze interiori, in condizioni particolari, possano riflettere dinamiche simili a quelle osservate nella materia più profonda.
E oggi anche la biologia inizia a indagare come fenomeni quantistici possano operare all’interno dei sistemi viventi.

Studi recenti, ad esempio quelli della ricercatrice Betony Adams, suggeriscono che fenomeni quantistici come l’entanglement e la coerenza quantistica potrebbero avere un ruolo in alcuni processi biologici complessi, come la navigazione degli uccelli migratori e — in modo più speculativo — in aspetti della coscienza. Queste ipotesi rientrano nel campo emergente della quantum biology, che esplora come i principi della fisica quantistica possano influenzare la materia vivente.
Valeria Ricotti
Nota: Per chi desidera approfondire questi temi in modo accessibile ma scientificamente fondato, consiglio la lettura di Life on the Edge: The Coming of Age of Quantum Biology di Jim Al-Khalili (2014), un testo chiave per comprendere come i principi della meccanica quantistica possano influenzare i processi biologici fondamentali.
Altri Riferimenti bibliografici:
- Carroll, S. M. (2016). The Big Picture: On the Origins of Life, Meaning, and theUniverse Itself. New York: Dutton.
- Hicks, E., & Hicks, J. (2004). Ask and It Is Given: Learning to Manifest Your Desires. Hay House.
- Seth, A. (2021). Being You: A New Science of Consciousness. Faber & Faber.
- Friston, K. (2010). The free-energy principle: a unified brain theory? Nature Reviews Neuroscience, 11(2), 127–138.
- Jung, C. G. (1952). Synchronicity: An Acausal Connecting Principle. In The Collected Works of C. G. Jung, Vol. 8. Princeton University Press.
- Jung, C. G. (1954/1959). The Archetypes and the Collective Unconscious (2nded.). Collected Works, Vol. 9 (Part 1). Princeton University Press.



