La realtà non è qualcosa che semplicemente osserviamo: è qualcosa che componiamo di continuo.
Ogni suono, ogni colore, ogni profumo che tocca la nostra consapevolezza nasce dalla coreografia silenziosa del cervello — un dialogo costante tra percezione e immaginazione.
Neuroscienza, arte e filosofia qui si incontrano, rivelando che ciò che chiamiamo “mondo” è in realtà una sinfonia dei sensi, orchestrata dentro di noi.
Indice
1. La simulazione multisensoriale: quando il cervello crea il mondo
Le neuroscienze oggi ci raccontano che il cervello non registra la realtà: la ricrea. Ogni colore, suono o sensazione non è una copia fedele del mondo esterno, ma ne è un’interpretazione in tempo reale. È ciò che Anil Seth, neuroscienziato della University of Sussex, chiama controlled hallucination: un’allucinazione controllata che il cervello mantiene in equilibrio grazie ai sensi. David Eagleman, studioso della Stanford University, riassume il concetto affermando che “il cervello non è un organo di registrazione, ma di costruzione della realtà.”
In altre parole, ciò che chiamiamo “vedere”, “sentire”, “toccare” non è mai un atto passivo: è una forma d’arte neurobiologica. La visione parla al tatto, l’udito dialoga con il corpo, l’olfatto risveglia la memoria. Tutto confluisce nella corteccia multisensoriale associativa, dove percezione ed emozione si fondono per generare ciò che chiamiamo esperienza. È in questo spazio invisibile ma reale che prendono vita la musica, la poesia e quella forma di bellezza che appartiene a tutti.

2. La sinestesia — Un linguaggio tra corpo ed emozione
I sensi non sono canali separati. Il cervello, e forse la coscienza stessa, ragiona per connessioni, non per confini. La percezione è una danza invisibile tra vista, udito, tatto, olfatto e gusto. Quando questa danza si intensifica, nasce la sinestesia: un suono diventa colore, un colore ha un profumo, una parola vibra come una musica dentro il corpo.
Gli studi degli accademici Ramachandran e Hubbard (University of California, 2001) mostrano che durante l’esperienza sinestetica più aree sensoriali si attivano simultaneamente, generando connessioni nuove. È come se il cervello, per un istante, dimenticasse la grammatica della percezione e inventasse un linguaggio inedito: preverbale, universale, dove i sensi diventano simboli e le emozioni prendono forma.
3. Dalla sinestesia alla regolazione delle emozioni
Questo linguaggio sensoriale non è solo estetico: è anche terapeutico. Quando le aree sensoriali del cervello comunicano tra loro, si attivano anche le reti limbiche e prefrontali, responsabili della regolazione emotiva e dell’autoconsapevolezza. In altre parole, ciò che percepiamo con i sensi trova una risonanza nel nostro mondo interno, creando coerenza tra percezione ed emozione.
Esperienze multisensoriali come l’arte, la musica o la contemplazione estetica favoriscono una sincronia tra aree sensoriali ed emotive, promuovendo equilibrio tra emozione e pensiero. Le neuroscienze mostrano che la fruizione estetica coinvolge l’amigdala, l’insula e la corteccia orbitofrontale, aree legate al piacere e alla valutazione affettiva. Quando il cervello percepisce armonia tra i sensi, si attiva un circuito che riduce lo stress e rafforza la connessione tra emozione e consapevolezza.
In questa prospettiva, la sinestesia diventa un modello naturale di integrazione: la percezione si trasforma in strumento di equilibrio interno. L’arte e la musica offrono così un linguaggio universale per armonizzare sensi, emozioni e mente, come mostrano numerosi studi neuroscientifici (Blood & Zatorre, 2001; Koelsch, 2014).

4. L’Apertura della Consapevolezza
Le esperienze sinestetiche si ritrovano in stati di coscienza espansa, come quelli raggiunti nella meditazione profonda, nelle esperienze mistiche o nei momenti di creatività assoluta. Le neuroscienze contemporanee mostrano che in queste condizioni l’attività della rete associata all’autoriflessione e alla costruzione della nostra identità narrativa, tende a ridursi.
La diminuzione della sua coerenza funzionale consente una comunicazione più ampia tra regioni cerebrali solitamente separate, favorendo un’integrazione inedita tra percezione, emozione e intuizione.
Questo stato è descritto come una forma di entropia armonica, in cui il cervello diventa più flessibile, più creativo e, paradossalmente, più unificato.
In termini spirituali, potremmo dire che in quel momento l’anima parla la lingua del cervello e il cervello inizia a parlare la lingua dell’anima.
Quando i sensi si fondono, la coscienza si apre. Le emozioni non sono più risposte automatiche ma diventano frequenze di consapevolezza. Ogni colore, ogni suono, ogni profumo ci ricorda che la realtà non è fuori da noi, ma nasce dal modo in cui la viviamo.
5. L’arte che si sente con tutto il corpo
Negli ultimi decenni, molti artisti hanno intuito ciò che la neuroscienza oggi dimostra: l’arte non si guarda, si sente. Non è una realtà esterna, ma un evento che accade dentro il sistema nervoso di chi la vive.
• Studio Azzurro — Le immagini che respirano
Il collettivo milanese Studio Azzurro, gruppo di artisti dei nuovi media attivo dai primi anni Ottanta, è stato tra i primi a esplorare questa dimensione. Le loro installazioni rispondono al movimento, al calore e alla voce del corpo umano. In opere come Il Giardino delle Cose (1992) o Sensitive City (2011), l’immagine diventa viva: ascolta, reagisce, partecipa. A livello neuroscientifico, queste esperienze incarnano il concetto di “embodied simulation” teorizzato da Vittorio Gallese e Giacomo Rizzolatti (Università di Parma), scopritori dei neuroni specchio. Queste cellule si attivano sia quando agiamo, sia quando osserviamo un’azione: il cervello “vive” l’opera come se la stesse compiendo. L’arte, dunque, non si contempla: si attraversa.
• Anthony McCall — La scultura della luce
Anthony McCall ha trasformato la luce in materia. In installazioni come Line Describing a Cone (1973) e Solid Light Works (2007), un fascio luminoso taglia lo spazio, avvolto da nebbia, e diventa corpo tridimensionale. Lo spettatore entra, lo tocca, lo abita. La luce diventa solida, il tempo prende forma. Dal punto di vista cerebrale, questo tipo di esperienza attiva simultaneamente i sistemi visivo, vestibolare e somatosensoriale, generando una “embodied illusion”: il cervello “sente” la luce come fosse una superficie reale. Come mostrano gli studi pubblicati su Frontiers in Psychology (Gallese, 2018), le aree pre motorie e visuo-parietali si attivano anche solo osservando un oggetto che suggerisce un gesto. In altre parole, il cervello si muove dentro la luce.
• Yayoi Kusama — L’infinito che ci contiene
Le Infinity Rooms dell’artista giapponese Yayoi Kusama ci ricordano che percepire significa dissolvere i confini del sé. Nell’esperienza immersiva, il corpo diventa parte della geometria luminosa, e la mente, privata di riferimenti spaziali, entra in uno stato di espansione percettiva. Kusama ci mostra che la coscienza non è un punto di vista, ma uno spazio che accoglie il tutto.
Le neuroscienze spiegano che in questi contesti si produce una temporanea dissoluzione del senso di sé (ego dissolution), simile a quella osservata negli stati meditativi o di flow. Le ricerche di Robin Carhart-Harris (Imperial College London) e dello psichiatra Judson Brewer (Yale) mostrano che, in questi stati, la rete del default mode network si disattiva, permettendo alla coscienza di espandersi oltre il confine dell’io. Kusama traduce questo fenomeno in arte visiva: ci invita a perderci per ritrovarci, a dissolvere l’identità per percepire l’unità.

6. Il Linguaggio del Ponte Vermiglio
Il Ponte Vermiglio nasce da una visione di unità. Il suo linguaggio, fortemente visivo, evoca una dimensione sensoriale ampia: immagini, suoni, profumi e percezioni tattili affiorano nella mente del lettore, fondendosi in una trama capace di coinvolgere tutti i sensi. Attraverso il flusso di coscienza del protagonista, il lettore entra in contatto diretto con le sue sensazioni e con i suoi stati emotivi; la parola diventa immagine, l’immagine diventa suono, e ogni percezione si trasforma in emozione.
Il Ponte Vermiglio punta a spingersi oltre il romanzo, proponendosi come riflessione metascientifica che, prendendo le mosse dal tema della scienza, invita a riflettere sulla scienza stessa tramite un articolato e coinvolgente percorso narrativo. L’autrice non si limita a raccontare una storia, ma prende per mano i lettori e li guida attraverso una esperienza immersiva di consapevolezza, in cui scienza e poesia si intrecciano per restituire un modo di sentire totale – una lingua che non si legge soltanto, ma si lascia vivere con tutto il corpo.
Corollario di questa potente esperienza sinestetica è la canzone Dragon’s Eyes, che de Il Ponte Vermiglio rappresenta l’estensione sonora: ispirato ai suoi temi e al suo universo, intenso e potente nelle sonorità e nella interpretazione, il brano di Naomi Banks, coprodotto con il celebre artista jazz britannico Guy Barker, esprime l’intreccio di percezioni e stati interiori che anima il romanzo, dipanandosi in armoniche architetture musicali.

Riferimenti bibliografici
- Anil Seth (2021). Being You: A New Science of Consciousness. Faber & Faber.
- David Eagleman (2011). Incognito: The Secret Lives of the Brain. Pantheon.
- Vittorio Gallese & Giacomo Rizzolatti (1996). Mirror neurons and the simulation theory. Trends in Cognitive Sciences.
- Vittorio Gallese (2018). The Empathic Body: Embodied Simulation, Art and Aesthetics. Frontiers in Psychology.
- V.S. Ramachandran & E.M. Hubbard (2001). Synaesthesia — A Window into Perception, Thought and Language. Journal of Consciousness Studies.
- Robin Carhart-Harris et al. (2014). The entropic brain: a theory of conscious states informed by neuroimaging research with psychedelic drugs. Frontiers in Human Neuroscience.
- Judson Brewer et al. (2013). Meditation experience is associated with differences in default mode network activity and connectivity. Proceedings of the National Academy of Sciences.
- Blood & Zatorre (2001) – Intensely pleasurable responses to music correlate with activity in brain regions implicated in reward and emotion (PNAS).
- Koelsch (2014) – Brain correlates of music-evoked emotions (Nature Reviews Neuroscience).



