Fin da bambina ho coltivato una curiosità tenace per ciò che non si vede a occhio nudo.
Mi affascinava capire non solo come funziona il corpo umano, ma anche da dove nascono le emozioni, cosa rende fragile una mente, cosa tiene insieme — o separa — ciò che siamo da ciò che proviamo.
Con il tempo, questo interesse si è trasformato in un percorso scientifico che si intreccia allo studio delle pratiche orientali e alla ricerca di un equilibrio tra conoscenza e consapevolezza.
Dalla pediatria sono approdata allo studio delle malattie rare, con un’attenzione particolare ai disturbi neurologici dello sviluppo e alle patologie genetiche.
Lavoro in un ambito complesso, ad alta densità emotiva, dove le risposte sono poche e le domande spesso non hanno ancora un nome.
In questo contesto, la scienza è fondamentale — ma non sempre sufficiente.
Occorrono intuito clinico, capacità di ascolto, e la disponibilità a restare presenti anche quando i dati non bastano.

È proprio lì, in quello spazio sospeso, che spesso affiora ciò che conta davvero.
Negli anni ho imparato che logica e mistero non si escludono.
La razionalità, quando è autentica, sa dialogare con l’incertezza.
E dietro molte scoperte si nasconde anche un lampo d’immaginazione, uno sguardo laterale, un’intuizione che sfugge agli algoritmi.
È in questa terra di confine che si muovono anche i miei progetti creativi.
Scienza, scrittura e arte non sono mondi separati, ma forme diverse di una stessa ricerca: quella di senso, di connessioni, di possibilità.
Ed è proprio da qui che nasce questa nuova avventura:
uno spazio dove raccogliere riflessioni e appunti che non trovano posto nei protocolli, ma che aiutano a vedere meglio ciò che si muove sotto la superficie.
Benvenutə.
Qui, nei fuoripagina.



